In questo articolo suddiviso in due parti, si proverà a tracciare un quadro degli eventi che hanno contraddistinto il processo che ha dato origine alla prima modernità cinese, culminata nella nascita del Movimento del 4 Maggio. Sarà compiuta, inoltre, anche una breve analisi di una delle figure più importanti del Movimento del 4 Maggio, lo scrittore ed intellettuale Lu Xun 鲁迅.

La ragione per cui si parla di “prima modernità cinese”, almeno in questa sede, è che questo periodo è identificato con i primi tentativi di dotarsi di un sistema di governo ed instillare nel popolo uno spirito nazionale che traggano entrambi a piene mani dal modello occidentale, ma costituiscano anche una rielaborazione di quest’ultimo. Si trattava di tentativi mossi alcune volte da correnti di pensiero che potevano sfociare nel razzismo: si faceva spesso leva sul fatto che l’etnia dell’allora dinastia regnante, quella dei Qing 清, non fosse l’etnia Han bensì quella mancese.

Nel periodo compreso tra l’ultima metà del 1800 e gli albori del 1900, in risposta agli avvenimenti di un secolo considerato di “umiliazione” da parte delle potenze imperialistiche occidentali e alla conseguente crisi attraversata dai Qing, la Cina cominciò un lungo e difficile cammino di trasformazione verso la modernità. Le severe condizioni imposte dalla Gran Bretagna a seguito della Prima Guerra dell’Oppio con il trattato di Nanchino del 1842 (Tra cui la cessione dell’isola meridionale di Hong Kong e l’apertura al commercio di cinque porti della Cina continentale), i trattati di Tianjin del 1858 (i quali riconoscevano a Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia, tra le altre cose, l’apertura di dieci porti ad uso commerciale, l’abbassamento dei dazi doganali e la legalizzazione dell’oppio come bene commercializzabile), avevano reso il governo Qing, già assorbito da problemi interni come la Rivolta Taiping 太平 (1850-1864), completamente incapace di reagire. Il fallimento, imputato al conservatorismo dei funzionari appartenenti al governo centrale, del movimento di “autorafforzamento”, ovvero l’iniziativa da parte dei governatori delle province di applicare nelle città cinesi modelli militari, tecnici e industriali appresi dagli occidentali, e della successiva Riforma dei Cento Giorni (lanciata da Kang Youwei康有為, Tan Sitong譚嗣同ed altri riformisti nel 1898) spinse alcuni intellettuali a credere che un cambiamento non dovesse avvenire a livello puramente pratico, ma che la Cina avrebbe dovuto cominciare a presentarsi come una collettività coesa, un gruppo di persone la cui appartenenza andasse al di là del sistema di classi a cui la società confuciana di stampo imperiale aveva abituato fin dall’epoca Qin.

Il movimento di “Autorafforzamento” in Cina aveva, tra i suoi slogan principali,
Zhongxue wei ti, Xixue wei yong中學為體,西學為用 (nell’immagine nella sua versione abbreviata), traducibile come “La conoscenza cinese come sostanza, la conoscenza occidentale come uso” (Courtesy of https://m.baike.so.com/).

Potrebbe certamente sembrare un paradosso che proprio nel Giappone, il quale in un passato ormai remoto guardava alla Cina come fonte di leadership e ispirazione, alcuni tra i più importanti promotori della modernità cinese come Liang Qichao梁啟超 (1873–1929) avessero trovato un modello da seguire a motivo del radicale programma di riforme volto a modificare la struttura sociale ed economica del paese, avvenuto tra il 1868 e il 1889, definito Meiji Ishin明治維新 (“Restaurazione Meiji”). Uno dei motivi per cui tale Restaurazione aveva funzionato, certamente, va ricercato proprio nel suo tentativo di promozione dello spirito giapponese, e proprio nella morale confuciana e nel concetto di Li礼 (di cui abbiamo già parlato QUI e QUI, ma che in questo periodo assunse una implicazione completamente negativa), Chen Duxiu陳獨秀 (1880–1942), una delle figure chiave della rivoluzione Xinhai辛亥, identificò la causa della debolezza della Cina, nonché la causa principale che impediva la formazione di una qualsiasi forma di nazionalismo, e sosteneva la necessità di abbandono di un sistema etico così oppressivamente autoritario. Altri intellettuali, come quelli che avevano proposto la Riforma dei Cento Giorni, al contrario, vedevano nel Confucianesimo una soluzione: l’idea per cui esso dovesse diventare il culto ufficiale di stato in quanto creazione originale della cultura della terra del Dragone, esattamente allo stesso modo in cui, durante la Restaurazione, lo Shintō era stato elevato a religione ufficiale in Giappone.

Primi piani dei due tra i più importanti volti del passaggio da Impero a Repubblica: Liang Qichao (a sinistra) e Chen Duxiu (a destra)

(Courtesy of Wikipedia Archive)

Per quanto differenti potessero essere le idee proposte in termini di modus operandi, si concordava generalmente su una cosa: era necessaria la formazione di una nuova idea di cittadino, più consapevole dei suoi diritti e delle sue libertà; inoltre la formazione di questi, qualsiasi fosse l’ambito di cui si occupasse, secondo il Xinmin shuo新民說di Lian Qichao, sarebbe dovuta essere caratterizzata da uno spirito indipendente. Solo così, i cittadini avrebbero potuto formare gruppo e sviluppare la nazione. Nel 1911, una violenta protesta degli imprenditori sorta nel Sichuan diede un’occasione alle forze armate della Zhongguo geming tongmeng hui 中国革命同盟会 (“Alleanza rivoluzionaria cinese”), fondata da Sun Yat-sen, per occupare Wuhan e far sì che altre 15 province dichiarassero la loro indipendenza dall’Impero, evento che culminò con la fondazione della nuova Repubblica di Cina, la cui presidenza provvisoria fu assegnata proprio al fondatore dell’Alleanza, e la disgregazione della dinastia Qing, rispettivamente l’1 gennaio e il 12 febbraio 1912.

La reticenza ad abbandonare i vecchi costumi e schemi mentali di una società non egualitaria era indicativa del fatto che la conformazione da parte della gente al modello di nuova cittadinanza fosse tutt’altro che terminata. Fu proprio in questo turbolento momento di transizione, contraddistinto dal tentativo da parte di Yuan Shikai 袁世凱 di fondare una nuova dinastia nel Novembre 1915 e da una serie di scontri armati intrapresi dai capi militari dell’Armata del Nord per il controllo del governo di Pechino, che si rese ancora più necessario il sostegno alla causa di un cambiamento radicale. In questo contesto, si cominciò a delineare un ruolo estremamente importante per la letteratura. Si pensi ad esempio, all’idea di Liang Qichao presente nel Lun xiaoshuo yu qunzhi zhi guanxi論小說與群治之關係 (“Sulla relazione tra la narrativa e il Governo del Popolo”) per cui, se si volesse rinnovare il popolo di una determinata nazione, le sue idee morali, politiche e religiose, occorrerebbe modificarne la narrativa di questa. La narrativa, infatti, attraverso l’identificazione con i personaggi da parte di chi legge, può portare a compimento processi di trasmissione di valori morali.