Pubblichiamo un articolo inviatoci dallə nostrə lettorə Jules S., vi ricordiamo che il contenuto dei contributi esterni potrebbe non rispecchiare l’opinione del collettivo Yizhong.

Buona lettura.

-La redazione del collettivo Yizhong

In questa rubrica divisa in tre parti, affronterò due temi legati al drama cinese The Untamed (陈情令, Chen Qing Ling) – il subtext politico e la censura, quest’ultima argomentazione sarà divisa poi in due parti. Ci tengo a precisare che molte delle affermazioni a seguire sono frutto di miei collegamenti, di mie opinioni personali formatesi unendo la mia passione per questo drama a quella per la politica cinese.

The Untamed è un drama trasmesso da Tencent Video e uscito in Cina nell’estate 2019, la cui trama si basa su una web novel danmei (corrispettivo cinese di yaoi, ossia una storia di una coppia omosessuale formata da due uomini, riservata ad un pubblico femminile) del 2016, dal nome Mo Dao Zu Shi (Il Grande Maestro della Scuola Demoniaca) scritta da Mo Xiang Tong Xiu. MDZS racconta la storia di Wei WuXian e Lan WangJi, due cultori di arti magiche e marziali rispettivamente appartenenti al clan dei Jiang di Yunmeng per adozione, e al clan Lan di Gusu per nascita. I due si presentano subito come lo yin e lo yang – tema molto ricorrente nei cdrama ambientati nell’antica Cina, e un dualismo da cui la Cina è sempre stata affascinata: Wei WuXian è vestito di nero, estroverso, esuberante, senza peli sulla lingua, ed è figlio biologico di un aiutante del leader Jiang – quindi di classe inferiore – che risiede tra le acque limpide dei laghi di Approdo del Loto; Lan WangJi, viceversa, è vestito di bianco, riservato, poco loquace e schivo, ma è anche il figlio più piccolo del leader Lan – quindi appartenente all’elite – che risiede sulle misteriose montagne di Meandri delle Nuvole. A causa di una serie di eventi (intrecci politici, tradimenti, mutamento degli ideali di alcuni personaggi), Wei WuXian si suicida – per rinascere 13 anni dopo nel corpo di Mo XuanYu, un ragazzo di circa 24 anni che sacrifica la propria anima affinché Wei WuXian possa vendicarlo dei torti subiti nella sua breve vita. Subito dopo la sua reincarnazione, il cultore si trova coinvolto nelle indagini di un omicidio dai contorni oscuri e peggiori di quello che sembrano, insieme al suo vecchio compagno d’avventure Lan WangJi.

Nascosto dietro arti magiche, sguardi romantici tra i due protagonisti, intrighi e un bellissimo messaggio d’amore per il prossimo, c’è un forte subtext politico – che è valso a The Untamed le lodi da parte del Quotidiano del Popolo – il giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese – che lo ha definito:

Una presentazione meravigliosa delle caratteristiche cinesi, mostrando elementi della cultura tradizionale attraverso costumi ricercati, strumenti musicali della tradizione cinese; oltre che a trasmettere valori positivi come coraggio, cavalleria e amore per il proprio Paese.[1]

A seguire saranno presenti spoiler di The Untamed e Mo Dao Zu Shi!

Tra i messaggi politici di The Untamed, ve ne sono due che spiccano in maniera molto chiara: il tema del giusto e sbagliato e quello della lotta all’imperialismo e al capitalismo.

Giusto e sbagliato

Oltre ad essere uno dei principi fondanti del taoismo (non esiste una realtà completamente yin o yang, ma ognuna ha almeno una parte dell’altra), questo tema viene introdotto nell’Anti-Dühring (1878) di Friedrich Engels, e spiegato in maniera semplificata da Iosif Stalin nel suo Anarchia o socialismo? (1907).

Oggi rivendichiamo la repubblica democratica. Possiamo noi dire che la repubblica democratica è buona sotto tutti gli aspetti, o cattiva sotto tutti gli aspetti? No, non lo possiamo dire! Perché? Perché la repubblica democratica è buona soltanto per un aspetto, in quanto distrugge gli ordinamenti feudali, ma, per contro, è cattiva sotto un altro aspetto; in quanto rafforza gli ordinamenti borghesi. Per questo noi diciamo: la repubblica democratica, in quanto distrugge gli ordinamenti feudali, è buona e noi lottiamo per essa, ma in quanto rafforza gli ordinamenti borghesi è cattiva e noi lottiamo contro di essa.

 Ne consegue che una sola e medesima repubblica democratica è al tempo stesso «buona» e «cattiva», è «sì» e «no». Lo stesso si può dire per la giornata lavorativa di otto ore, che è al tempo stesso «buona», in quanto rafforza il proletariato, e «cattiva», in quanto consolida il sistema del lavoro salariato. Proprio a questi fatti si riferiva Engels quando caratterizzava, con le parole succitate, il metodo dialettico.[2]

Nella realtà delle cose, quindi, coesistono sia male che bene, sia sì che no, sia giusto che sbagliato. In The Untamed, questo è uno dei temi portanti, la base sulla quale si poggia l’ideologia di Wei WuXian – come possiamo notare nell’episodio 27[3].

Lo rimarca anche nell’episodio 29[4], riportando le stesse parole presenti nel capitolo 75 della novel Mo Dao Zu Shi.

Wei WuXian parlò lentamente, “Grazie per avermi tenuto compagnia oggi. Grazie per avermi detto la notizia del matrimonio di mia sorella. Ma, lascia il giudizio di giusto e sbagliato all’animo della persona, lascia agli altri decidere se lodare o condannare. Lascia che le vincite e le perdite non vengano commentate”.[5]

La frase “lascia il giudizio di giusto e sbagliato all’animo della persona, lascia agli altri decidere se lodare o condannare” (是非在己,毁誉由人) è stata ripresa dal Museo Nazionale degli esami imperiali a Nanchino (di cui Wei WuXian è testimonial), come rappresentazione degli ideali del museo, dove si trova la più grande sala degli esami imperiali dell’antica Cina.[6]

Viene poi appoggiato dallo stoico Lan WangJi – un appoggio che lo porterà a difendere Wei WuXian, ormai in punto di morte, al punto di ferire trentatré membri del suo stesso clan Lan, e venire punito con tre anni di esilio e trentatré frustate con la Frusta della Disciplina, le cui cicatrici non spariranno mai. Nell’episodio 43[7], WangJi pronuncia le stesse parole che Wei WuXian gli ha rivolto tempo prima.

Anti-imperialismo e anti-capitalismo

L’imperialismo e il capitalismo vengono rappresentati rispettivamente dal clan Wen di Qishan e dal clan Jin di Lanling. Nel corso della storia vediamo come alla caduta del primo clan – di cui si prendono il merito anche i Jin – questi ultimi prendono lentamente il ruolo di clan oppressore. L’unica differenza tra i due sta nel modo in cui vengono visti dagli altri clan: se gli Wen erano generalmente considerati come membri di un clan despota, i Jin vengono invece visti come un clan democratico. Il primo a rendersi conto della somiglianza tra la politica dei due è Wei WuXian, che smaschera subito il vero obiettivo dei Jin – ossia di rimanere al potere usando l’oppressione e arricchirsi col lavoro schiavizzato dei sopravvissuti del clan Wen, per la maggiore poveri, anziani, bambini e donne. Viene successivamente appoggiato da un’altra ragazza del clan Jin, e da Lan WangJi. In questo contesto, Wei WuXian rappresenta l’ideale comunista – costruire un mondo in cui non ci sia oppressione dei più deboli, in cui non vi siano giochi di potere e in cui ognuno collabora a costruire una società più giusta – che è ciò che, nel suo piccolo, Wei WuXian costruisce quando viene costretto ad esiliarsi tra i Colli dei Sepolcri.

Questa sostituzione da Wen a Jin è provata dalle parole di Wei WuXian nel capitolo 72 della novel, e nell’episodio 26 del drama[8].

Prima che [Jin GuangShan] finisse di parlare, Wei WuXian iniziò a ridere. Dopo qualche risata, continuò, “Leader Jin, lasciatemi chiedere un’altra cosa. Pensate che, ora che il clan Wen di Qishan è sparito, il clan Jin di Lanling ha il diritto di rimpiazzarlo?

C’era silenzio assoluto nella Sala dell’Incanto. Wei WuXian aggiunse, “Tutto vi è dovuto? Tutti devono starvi ad ascoltare? Guardando come il clan Jin di Lanling gestisce le cose, ho quasi pensato di essere tornato ai tempi dell’impero del clan Wen di Qishan.”[9]

Questo lato di Wei WuXian in cui si oppone all’oppressione di classe non viene meno nemmeno nella sua seconda vita, come vediamo nell’episodio 2[10].

Continua nella seconda parte.