Il primo gennaio di quest’anno è entrato in vigore il primo codice civile della Repubblica Popolare Cinese. L’evento, per chi studia la Cina o cerca di interfacciarsi con essa, risulta di primaria importanza date le disposizioni in esso contenute. Dopo una gestazione trentennale iniziata con l’adozione nel 1986 dei Principi generali del Diritto civile (Minfa tongze 民法通则), infatti, la Cina si dota in modo organico di uno strumento fondamentale per regolare i rapporti tra persone, siano esse fisiche o giuridiche.

L’intenso processo di produzione giuridica e codificazione, cominciato sul finire del periodo di nichilismo giuridico coincidente con la Rivoluzione culturale e notevolmente accelerato a seguito dell’Accession della Cina all’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), ha prodotto una mole quasi incalcolabile di disposizioni giuridiche di ogni ordine. Basta qui riportare qualche dato a titolo d’esempio: dall’Accession dell’11 ottobre 2001 sono state oggetto di modifiche 2300 fra leggi e regolamenti a livello nazionale e oltre 190000 disposizioni di carattere amministrativo a livello provinciale, distrettuale e cittadino.

In questo contesto, lungi dall’essere idilliaco per un operatore del diritto e non privo di criticità, come l’assenza di una gazzetta ufficiale dei provvedimenti legali (leggi, regolamenti, sentenze), la Cina decide di dotarsi di uno strumento che oggi la maggior parte del mondo giuridico romano-germanico reputa tutt’altro che innovativo, un Codice civile.

Senza l’intenzione di soffermarci sul declino del Codice nel mondo occidentale – da “esegesi” a “de-codificazione” – né tantomeno sulla storia che ha condotto la Cina all’adozione del Codice civile, che potrà essere oggetto di ulteriore approfondimento, si vuole presentare di seguito un’analisi concisa delle disposizioni fondamentali del nuovo codice civile, mettendo in risalto innovazioni giuridiche e peculiarità di quella che è a tutti gli effetti la più importante opera di sistematizzazione del diritto civile cinese in epoca socialista.

Sì, perché innanzitutto va chiarito che il Codice non nasce dal niente né dalla volontà arbitraria di un sovrano. Esso è, in primissimo luogo, la riordinazione di un corpus normativo precedente che provvede ad abrogare tramite l’art. 1260. Recita infatti tale articolo – l’ultimo – che tutta una serie di leggi viene abrogata (Legge sul matrimonio, Legge sulla successione, Principi generali del Diritto civile, Legge sull’adozione, Legge sulla garanzia, Legge sul contratto, Legge sulla proprietà, Legge sul danno, Regole generali del Diritto civile), venendo sostituita e spesso riprodotta nel nuovo Codice, il quale apporta anche alcune novità di rilievo.

Il Codice civile (Minfa dian, 民法典) si compone di sette libri (Disposizioni generali, proprietà, contratti, diritti di personalità, famiglia e matrimonio, successione, danni)e 1240 articoli.

Il primo libro (artt. 1-204) è dedicato alle disposizioni generali (zongze bian 总则编)e riproduce, salvo qualche cambiamento lessicale, i vecchi “Principi”, stabilendo all’art. 1 che lo scopo del Codice, in accordo con la Costituzione, è di “proteggere i diritti e gli interessi legittimi delle parti in rapporti giuridici civili, regolare le relazioni civili, mantenere l’ordine sociale ed economico, raggiungere i requisiti di sviluppo del socialismo con caratteristiche cinesi e promuovere i valori-cardine socialisti”.

Il Codice regola (art. 2) i rapporti tra personali e di proprietà tra persone fisiche, giuridiche, organizzazioni non riconosciute e società. A regolare i rapporti fra le parti è il principio volontaristico (Ziyuan yuanze自愿原则) (art. 5), oltre che della correttezza, della razionalità (art. 7) e della buona fede (art. 8). Oltre al rispetto della legge, dell’ordine pubblico e dei buoni costumi (art. 8), le parti debbono “contribuire alla salvaguardia delle risorse e alla protezione dell’ambiente” (art. 9).

Al feto (art. 16) è garantita la protezione degli interessi che lo riguardano, fra cui i diritti successori e la donazione, a meno che il feto nasca morto. Si diventa maggiorenni a diciotto anni (art. 18), anche se è concesso già a partire dagli otto anni una sia pur limitata capacità giuridica al minore, che dovrà essere comunque rappresentato dal suo tutore legale.

L’art. 26 stabilisce l’obbligo reciproco per i genitori di mantenere, educare e proteggere la prole minore d’età, e per i figli adulti di supportare, assistere e proteggere i loro genitori.

Le persone giuridiche si dividono in persone giuridiche orientate al profitto (art. 76), di cui fanno parte le società a responsabilità limitata, le società per azioni, etc.; le persone giuridiche non orientate al profitto (art. 87), come fondazioni, istituzioni pubbliche, organizzazioni di servizi, etc.; e le persone giuridiche speciali (art, 96), che comprendono le agenzie governative, i collettivi rurali o di villaggio, le cooperative urbane e rurale, le organizzazioni di autogoverno di massa. Esistono poi le organizzazioni non riconosciute (art. 102), ovvero organizzazioni senza uno status di persona legale ma in grado di svolgere attività civile in nome proprio in accordo con le disposizioni di legge. Tali organizzazioni debbono comunque essere riconosciute (art. 103).

L’art. 123 dà poi la definizione di diritti di proprietà intellettuale, ovvero quei diritti proprietari di cui gode l’avente diritto in accordo con la legge in riguardo dei seguenti oggetti: lavoro, invenzioni, modelli d’uso, design, marchi, indicazioni geografiche, segreti commerciali, layout e circuiti integrati, nuovi tipi di impianti e tutti gli altri oggetti previsti dalla legge.

Segue poi la trattazione degli atti giuridici in generale (Capo VI), dell’istituto dell’agenzia (art. 161), della responsabilità civile

Il secondo libro (artt. 205-462) riguarda i diritti reali (wu quan 物权).

Più specificamente, Il libro affronta i diritti sulle res [wu 物] (o cose), che la Parte Generale definisce come beni immobili (bu dong chan 不动产) e beni personali (o mobili) (dong chan动产) (art. 115). Il libro mantiene la distinzione fra proprietà (suoyou quan所有权) e possesso (zhangyou占有)

L’art. 206 statuisce che lo “lo Stato sostiene e sviluppa il sistema economico socialista di base secondo il quale la proprietà pubblica svolge un ruolo dominante e diverse forme di proprietà si sviluppano fianco a fianco; la distribuzione in base al lavoro è dominante e diversi modi di distribuzione coesistono, e l’economia di mercato socialista è costruita fra di essi”. Il comma due prosegue indicando che lo Stato consolida e sviluppa il settore pubblico dell’economia, incoraggia, supporta e guida lo sviluppo dei settori non-pubblici dell’economia. Il comma tre prevede poi l’implementazione di un’economia socialista di mercato e la salvaguardia dei diritti legali e di sviluppo dei vari attori di mercato.

L’art. 242 prevede che “nessuna organizzazione né individuo può acquisire la proprietà di un bene mobile o immobile di proprietà esclusiva dello Stato”. La terra, un’abitazione od ogni altro bene immobile di proprietà di un collettivo o di un individuo può essere espropriato (art. 243) nell’interesse pubblico e nei limiti delle procedure di legge. Se è espropriata la terra di un collettivo, saranno pagate una compensazione legale sia collettiva che individuale, sussidi di reinsediamento e altri risarcimenti in base al valore e alla profittabilità della terra. Nel caso invece di un esproprio individuale, che può riguardare soltanto l’abitazione o l’uso – la terra, infatti, non può essere posseduta da un individuo (persona fisica o giuridica diversa dai collettivi) – deve essere corrisposta solo una indennità di espropriazione in accordo con la legge.

Viene poi stabilita la possibilità la confisca immediata (art. 245) per il contenimento di emergenze, disastri ed epidemie.

Il Capo V disciplina la proprietà statale, la proprietà collettiva e quella privata. La proprietà statale viene indicata come la proprietà “di tutto il popolo” (art. 246), esercitata dal Consiglio di Stato, salvo diversamente stabilito. Gli articoli dal 248 al 258 elencano tutta una serie di beni di proprietà inalienabile dello Stato: dalla terra alle risorse naturali, dalle radio-frequenze ai reperti culturali, dagli asset strategici della difesa nazionale, alle infrastrutture (radio, autostrade, linee elettrice, telecomunicazioni, petrolio e gas, etc).

La proprietà collettiva riguarda, in primo luogo, le comunità di villaggio e i collettivi urbani o rurali. Queste possono possedere risorse che sono di proprietà collettiva dei membri del collettivo. Ad esempio, i collettivi di villaggio possono avere la proprietà della terra, delle foreste, delle montagne, dei campi coltivabili, della terra inutilizzata, delle costruzioni e dei siti educativi, produttivi, culturali e ospitalieri, così come di ogni altro bene mobile o immobile di proprietà del collettivo.

La proprietà privata è infine riconosciuta (art. 266), potendo un individuo possedere in accordo con la legge i proventi, case, articoli di uso quotidiano, mezzi di produzione, materiale grezzo e ogni altro bene mobile o immobile. Lo stato, i collettivi e ogni persona (fisica o giuridica) possono fare investimenti per formare una società a responsabilità limitata (l.l.c.), una società per azioni (joint stock company) e ogni altra impresa prevista dalla legge.

L’assoluta particolarità, rispetto alla nostra codificazione, è l’utilizzo del diritto di usufrutto, a cui è dedicato il Titolo III. L’usufrutto (Yongyi wu quan用益物权) infatti è utilizzato (art. 324) per conferire a una organizzazione o un individuo il possesso, l’uso e il godimento di risorse naturali, compresa la terra, di proprietà dello Stato, che rimangono pertanto inalienabili. L’usufruttuario deve esercitare i suoi diritti in accordo con le disposizioni di legge, sfruttando e utilizzando ragionevolmente le risorse e proteggendo l’ambiente. Il codice riafferma il rinnovo automatico del diritto d’usufrutto sulla terra per scopi residenziali, lasciando però un certo margine di ambiguità circa la possibilità di rinnovo gratuito del diritto stesso. Probabilmente, tale legislazione farà fatica a passare dal libro all’azione.

Una novità viene introdotta dall’art. 366, disciplinando il diritto di abitazione: una persona che possiede il diritto di abitazione gode dell’usufrutto di occupare e usare l’abitazione di un’altra persona al fine di soddisfare i propri bisogni di vita. Il contratto di abitazione è possibile solo in forma scritta (art. 367).

Sul diritto di ipoteca, va annoverato il divieto di stabilire pattiziamente l’ipoteca (art. 399) sul possesso della terra, sull’uso della terra, su ogni tipo di proprietà con interessi pubblici – anche i collettivi, infatti sono soggetti che possono ipotecare beni – su beni la cui proprietà è controversa e su quei beni esclusi dalla legge o da altre previsioni di carattere amministrativo.

Il terzo libro (art. 463-988) è il cuore pulsante su cui si fonda il codice, disciplinando i contratti (hetong 合同). Il libro è diviso in 29 capitoli, divisi in tre titoli: disposizioni generali, disciplina di contratti tipici, svolgimento degli affari senza mandato (negotiorum gestio) e arricchimento ingiustificato. Il codice prevede 18 contratti tipici (compravendita, leasing, contratto tecnologico, garanzia, gestione di proprietà, factoring, etc.). La definizione che viene data al contratto (art. 463) è di un “accordo fra due entità legali per stabilire, modificare o estinguere un rapporto giuridico civile”.

I contratti possono essere conclusi in forma scritta od orale. Lo scambio di dati elettronici (dianzi shuju jiaohuan 电子数据交换), come le e-mail e ogni altro mezzo disponibile all’eccesso e all’esaminazione va trattato come forma scritta. Per favorire lo sviluppo dell’e-commerce, il codice stabilisce che un contratto possa essere concluso mediante l’apposizione di “firme, sigilli e impronte digitali” (art. 490). Il codice inoltre innova la risoluzione contrattuale, stabilendo che un contratto a tempo indeterminato possa essere in ogni tempo risolto da una parte attraverso la notifica all’altra.

Il libro quarto (art. 989-1039) disciplina i diritti di personalità (renge qian人格权), apportando delle significative innovazioni, non essendo basato su una preesistente legge.

L’art. 990 definisce i diritti di personalità come “il diritto alla vita, all’inviolabilità, all’integrità di una persona, alla salute, al nome, all’immagine, all’onore, alla privacy” e, fra gli altri, “ai diritti di personalità basati sulla libertà e la dignità personali”. I diritti di personalità sono inalienabili, intrasferibili, non ereditabili (art. 992). Allorquando un diritto di personalità viene violato, la vittima ha diritto che l’attore assuma la responsabilità civile del fatto in accordo con il Codice e con le altre disposizioni di legge (art. 995). La parte in una relazione giuridica civile, quando ha l’evidenza che l’attore abbia commesso o commetterà una violazione dei suoi diritti di personalità o sarà incapace di proteggere i suoi diritti o interessi legittimi in maniera adeguata, può rivolgersi alle Corti popolari per chiedere l’adozione delle misure più opportune (art. 997).

L’art. 1003 stabilisce che “una persona fisica gode del diritto all’inviolabilità e alla integrità della propria persona” e che “Nessuna organizzazione o individuo può infrangere tali diritti”. Sono inoltre riconosciuti il diritto alla salute, sia fisica che psicologica (art. 1004).

Nel campo del bio-diritto, l’art. 1004 specifica che una persona nel pieno delle proprie capacità civili ha l’autonomia per decidere se donare (o meno) – in forma scritta – le proprie cellule, tessuti, organi e resti in accordo con la legge. Nessuna organizzazione può privarla di tali diritti. Nel caso in cui la persona abbia in vita manifestato l’intento di donare i propri resti e lo sposo superstite, i figli maggiorenni e i genitori del de cuius non dissentano, è possibile addivenire comunque alla donazione (art. 1006, 3° comma). In ogni caso, il traffico di materiale biologico è vietato e ogni accordo in tal senso è nullo (art. 1007). Quando è necessario condurre esperimenti clinici per lo sviluppo di nuovi farmaci e dispositivi medici o per lo sviluppo di nuovi metodi di prevenzione e trattamento, con l’approvazione del dipartimento competente e il consenso di un comitato etico al momento dell’esame, i soggetti (o i loro tutori legali) devono essere informati dello scopo, dell’uso, dei possibili rischi e di altri dettagli, ottenendo il loro consenso in forma scritta. Per ogni tipo di esperimento clinico è vietata la riscossione di tasse (art. 1008). È consentita la ricerca su geni ed embrioni umani, in accordo con disposizioni legislative e amministrative, senza però violare la salute umana, i principi morali e gli interessi pubblici (art. 1009).

L’art. 1010 assume una dura posizione sul tema delle violenze sessuali: ogni tipo di violenza sessuale attraverso parole, immagini, caratteri o atti fisici è punita anche con la responsabilità civile. Ogni organo, impresa, scuola o istituzione deve prendere ragionevoli misure di prevenzione, accoglimento di reclami, investigazioni e trattamento per prevenire e far cessare violenze sessuale condotte da aggressori facendo uso dei propri poteri e del rapporto di affiliazione.

L’art. 1024, nel dare la definizione di reputazione, afferma che questa è “la valutazione sociale di una parte nei rapporti giuridici civili in termini di carattere morale, prestigio, talento e credito, tra gli altri”. Ogni parte che ha l’evidenza che i contenuti riportati su un giornale, un periodo, un network o ogni altro media sono incongruenti con i fatti e infrangono il suo diritto di reputazione ha il diritto di richiedere la correzione o la rimozione del contenuto (art. 1028). La parte inoltre ha il diritto di controllare le proprie valutazioni di credito (xinyong pingjia信用评价) in accordo con la legge e, se le ritengono inadeguate, hanno il diritto di sollevare obiezioni e richiedere misure necessarie per correzioni e cancellazioni.

La persona gode del diritto alla privacy (art. 1032). Nessun individuo od organizzazione può violarlo attraverso spionaggio, intrusione, divulgazione, pubblicazione o qualsiasi altro mezzo. La privacy è definita come la “tranquillità della vita privata di ogni persona fisica, del suo spazio privato, delle sue attività private, delle sue informazioni private che ritiene di non far conoscere agli altri”. Queste informazioni possono essere divulgate solo con consenso della persona interessata (art. 1035). Sono definite informazioni personali il nome, la data di nascita, il numero della carta d’identità, informazioni biologiche, l’indirizzo, il numero telefonico, l’e-mail, le informazioni di salute e le informazioni circa la posizione (art. 1034, 2° comma). Il gestore delle informazioni non deve divulgare o manomettere le informazioni personali senza il consenso della persona fisica (art. 1038). Tali obblighi di non divulgazione ricadono anche sugli organi di Stato (art. 1039). Va ricordato, inoltre, che ulteriori previsioni in materia di trattamento dei dati personali sono contenute all’interno della Legge sulla cybersicurezza.

Il libro quinto (artt. 1040-1118) disciplina il matrimonio e la famiglia (hunyin jiating婚姻家庭).

Il matrimonio si basa sulla libertà, sulla monogamia e sulla uguaglianza fra uomo e donna (art. 1041) ed è basato sulla “completa disponibilità sia dell’uomo che della donna”, proibendo ogni forma di coercizione (art. 1046). Gli uomini non possono sposarsi prima dei 22 anni; le donne prima dei 20 (art. 1047). Nonostante il tentativo di introdurre nel codice il matrimonio fra persone dello stesso sesso, tema sollevato sia in seno all’Assemblea Nazionale del Popolo sia dai cittadini attraverso la forma petitoria prevista dalla Legge sulla Legislazione, il matrimonio rimane a carattere eterosessuale.

Marito e moglie hanno uguale status nel matrimonio e nella famiglia e possono entrambi mantenere il loro nome originale (artt. 1055-1056). L’art. 1062 stabilisce inoltre il principio della comunanza dei beni per tutta una serie di beni o prestazioni acquisiti dagli sposi dopo il matrimonio. Le proprietà pre-nuziali rimangono nell’esclusiva proprietà degli sposi (art. 1063). I debiti contratti dal marito o dalla moglie attraverso una dichiarazione comune o successivamente ratificati dall’altro sposo o contratti per il fabbisogno della famiglia sono considerati debiti in comunione (art. 1064). In ogni momento del matrimonio e sulla base di determinate circostanze, gli sposi possono rivolgersi alle Corti popolari per chiedere la divisione dei beni acquisiti in comunione (art. 1066).

Il matrimonio si scioglie mediante divorzio (art. 1076). Il divorzio si scioglie attraverso due modalità: o attraverso la registrazione congiunta dello scioglimento del matrimonio in un ufficio designato. In tal caso, viene introdotto il periodo di “raffreddamento”di 30 giorni (art. 1077) in cui gli sposi possono revocare la dichiarazione rilasciata all’ufficio. Se entro trenta giorni dallo scadere del periodo di raffreddamento gli sposi non si ripresentano per chiedere i certificati di divorzio, la procedura si presuppone interrotta.

Se invece uno degli sposi desidera divorziare, può rivolgersi sia a un centro di mediazione oppure, direttamente, alla Corte popolare (art. 1079). La parte “senza colpa” in caso di bigamia, tradimento, violenze domestiche, maltrattamenti, rifiuto di ottemperare agli obblighi familiari e ogni altra colpa grave può chiedere il risarcimento del danno (art. 1091). Va inoltre ricordato che il marito non può richiedere il divorzio quando la moglie è incinta; entro un anno dalla nascita del figlio o entro sei mesi dal termine (prematuro) della gravidanza, a meno che la moglie faccia anch’essa richiesta alla Corte popolare o la Corte popolare ritiene la richiesta avanzata dal marito accettabile (art. 1082).

Va rilevato che il diritto di famiglia cinese differisce sensibilmente per diritti e obblighi dal diritto romano-germanico o anglosassone. Tale diversità va considerata nel caso si voglia contrarre matrimonio in base alla legge cinese.

Il libro sesto (art. 1119-1163) disciplina la successione (jicheng 继承).

La successione può essere necessaria ovvero testamentaria. Nel caso in cui la persona non abbia disposto ultime volontà o non abbia fatto testamento, la successione è governata dalla legge. Vi sono due ordini (art. 1127) di eredi: al primo ordine appartengono lo sposo superstite del de cuius, i figli e i genitori. Al secondo ordine i fratelli e i nonni. Per figli il codice intende i figli nati dentro o fuori dal matrimonio, i figli adottivi e i figliastri. Il termine genitori è dunque utilizzato per indicare sia i genitori biologici che i genitori adottivi.

In linea di principio (art. 1130), gli eredi legali dovrebbero ereditare in parti uguali. Tuttavia, il codice civile prevede eccezioni a questo principio: gli eredi che hanno difficoltà finanziarie e non sono in grado di lavorare dovrebbero ricevere una quota maggiore del patrimonio. Lo stesso vale per gli eredi che hanno vissuto con il defunto e lo hanno fornito e sostenuto. Tuttavia, gli eredi che, nonostante le loro possibilità, non sono riusciti a mantenere il defunto durante la sua vita dovrebbero ricevere una quota minore dell’eredità. Inoltre, una persona che era (finanziariamente) dipendente dal defunto e che ha sostenuto il defunto in larga misura (ad esempio un fratello sostenuto dal defunto che non è un erede) può anche ricevere una quota del patrimonio senza essere egli stesso un erede.

Il settimo e ultimo libro (art. 1164-1258) prevede infine norme in materia di responsabilità civile (qinquan zeren侵权责任).

Le previsioni riguardano i danni in generale, prevedendo altresì che ogni danno ai diritti e agli interessi di una persona fisica che infligge ripercussioni mentali alla vittima è meritevole di adeguato risarcimento (art. 1183). I successivi capitoli del libro disciplinano i danni da prodotto (art. 1202), i danni da circolazione stradale, la responsabilità medica, i danni ambientali, i danni da attività pericolose, i danni causati da animali addomesticati e quelli causati da edifici od oggetti.

Lungi dall’essere perfetto, il codice civile di recente approvazione è il portato di un tumultuoso processo di modernizzazione legale iniziato col periodo di riforma e apertura e proseguito con l’elaborazione, da parte della classe dirigente cinese della giurisprudenza in continua formazione, del concetto di “stato di diritto socialista con caratteristiche cinesi” (Zhongguo tese shehui zhuyi fazhi 中国特色社会主义法治). Il codice subirà certamente modificazioni e addendi nel corso dei prossimi anni e sarà soggetto, come già lo è stato, all’interpretazione della Corte Suprema del Popolo. Tale processo che, come si è detto all’inizio, è in controtendenza col resto del mondo, segna un punto fondamentale nella edificazione di un moderno stato di diritto socialista e, va da sé, un punto di riferimento per centinaia di migliaia di operatori giuridici in tutto il mondo.