Dalla fondazione allo split sino-sovietio.

Il 1° ottobre 1949, dopo una lunga rivoluzione guidata da Mao Zedong, venne proclamata la nascita della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Sei giorni dopo a 7000 km di distanza, dalle rovine della Germania post-WW2, nasceva la Repubblica Democratica Tedesca (DDR). Grazie al loro stretto legame con l’URSS, la Cina e la DDR poterono avviare rapporti fraterni e internazionalisti, formando un unico blocco socialista che, estesosi da Berlino a Pechino, spaventava non poco gli Stati Uniti.

Poster dedicato all’amicizia Sino-Tedesca.

Le cose iniziarono a prendere una piega differente dopo la morte del leader sovietico Iosif Stalin: nel 1956, il campo socialista iniziò a frammentarsi a seguito dell’elezione di Nikita Krusciov, delle sue condanne contro Stalin e dell’introduzione di riforme di liberalizzazione in URSS. L’Albania e la RPC furono le prime a condannare la nuova politica sovietica, criticandone diversi aspetti pur mantendendo formalmente i rapporti con il grande Paese. La prima vera spaccatura, però, si ebbe nel 1961 con l’uscita dal Comecon della RPC e dell’Albania.

La Cina di Mao Zedong cominciò, a quel punto, a condannare apertamente l’Unione Sovietica e il Patto di Varsavia: nel 1969, durante il IX Congresso del PCC, Lin Biao (all’epoca vicepresidente del PCC) negò l’esistenza di un “mondo socialista”, riconoscendo come tali solo la Cina e l’Albania, come nemici Stati Uniti e URSS, condannando quest’ultima come “socialimperialista”. Il mondo socialista, prima unito, si divise nettamente tra chi, come l’Albania, supportava la Cina, chi si mantenne neutrale (Jugoslavia, Corea Popolare, Romania e Cuba) e chi, invece, supportò i sovietici condannando le posizioni cinesi come aggressive e sospette: tra questi la DDR.

Dal 1969, per almeno un decennio, i rapporti tra Cina e DDR divennero di tipo formale e diplomatico, seppur migliori rispetto a quelli tra l’URSS stessa e la RPC, sicché fino al crollo della DDR nel 1989, la Cina supportò sempre la riunificazione tedesca in senso socialista e l’antimperialismo della Germania Orientale.

Gli attacchi che i due Paesi subirono a vicenda furono molto pesanti: se da una parte la Cina considerava la DDR un Paese non socialista, asservito agli interessi della “capitalista” URSS, dall’altra la Germania Orientale vedeva nella RPC e nel “gruppo di Mao” elementi di socialfascismo e reazionarismo.

All’inizio degli anni ‘70, la Cina avviò rapporti diplomatici con molti Paesi dell’Occidente capitalista, tra cui l’Italia, la Francia ma soprattutto i vecchi nemici, gli Stati Uniti. La visita di Nixon in Cina, i nuovi commerci con il Giappone, l’avvicinamento diplomatico e amichevole della Cina con l’Europa dell’Ovest, scatenarono nel blocco socialista una nuova rabbia contro la RPC: infatti, la DDR (e altri Paesi del blocco sovietico), seguendo la linea dell’URSS, condannò apertamente la Cina come Paese commistionato con l’imperialismo statunitese e con i capitalisti della Germania Ovest (che la Cina aveva riconosciuto nel 1972).

1978, LA NUOVA CINA E IL RIALLACCIAMENTO DEI RAPPORTI.

Fu solo dopo la morte di Mao e con l’arrivo di Deng Xiaoping nel 1978, che la Cina conobbe un nuovo approccio nei rapporti internazionali e diplomatici: infatti, se con Mao la politica estera era incentrata su un fattore prettamente ideologico, con Deng furono elevati gli elementi di cooperazione internazionale nel rispetto altrui, ed eliminati i riferimenti al “socialimperialismo” dalla Costituzione Cinese del 1982.

Le aperture di Deng, sia in campo economico sia diplomatico, coincisero con una volontà maggiore di conoscere, studiare e imparare dalle realtà socialiste dell’Est Europa. In tal senso, quale migliore Paese da studiare se non la Germania Orientale? La DDR era il Paese più industrializzato dell’intero blocco socialista e uno tra i venti più industrializzati dell’intero mondo, con un Pil superiore a quello di 110 Paesi: per Pechino la Germania dell’Est aveva moltissimo da offrire.

A causa di cambiamenti in seno all’URSS, come la malattia e la morte del leader sovietico Breznev nel 1982, l’elezione di Yuri Andropov e la ripresa dei rapporti tra URSS e Cina, la DDR di Honecker potè distaccarsi finalmente da una linea logora che la teneva lontana dal Paese socialista asiatico.

Il primo riavvicinamento tra le due realtà socialiste si ebbe nel Luglio/Agosto 1981, quando Chen Dexing (Vicepresidente del “Settore URSS e Paesi dell’Est Europa” nel Dipartimento delle Relazioni Internazionali del Comitato Centrale del PCC) e Du Kening (ufficiale dello stesso Dipartimento), visitarono la DDR: il soggiorno dei due funzionari fu la prima visita di membri del PCC nella Germania Orientale sin dalla metà degli anni ‘60.

Durante la visita, i due importanti membri ebbero occasione di visitare diversi luoghi di lavoro, università, scuole, edifici amministrativi nonché di essere informati sui diversi aspetti della politica economica, amministrativa e ideologica della SED (Partito di Unità Socialista di Germania): atteggiamenti nei confronti del settore privato nell’economia e nel commercio (il 10% dell’economia della DDR era privato),  interrelazione tra produzione industriale e agricola, educazione ideologica nelle scuole e nelle università, difesa contro la sovversione ideologica dell’Occidente, etc. Non si fece nessun riferimento invece alla politica estera di entrambi i Paesi. Al termine del soggiorno, i due funzionari espressero soddisfazione e ammirazione per il lavoro svolto dall’intero sistema della DDR.

Nel 1982, le relazioni tra le due realtà iniziarono a migliorare a vista d’occhio: Cina e Germania Est si accordarono per avviare scambi di studenti, scienziati, atleti, di film e musica, lo scambio di beni e per sviluppare una forte cooperazione tecnico-scientifica; i media tedeschi parlavano spesso della Cina e viceversa, furono avviati più di quaranta progetti industriali in collaborazione e il turismo tra le due realtà fiorì nuovamente. Una vera e propria fratellanza socialista ritrovata.

L’Unione Sovietica di Gorbaciov (eletto nel 1985) dovette fare i conti con una dura realtà: i rapporti tra la Cina e gli altri Paesi del blocco socialista erano più forti che mai. Ciò significava che i Paesi del Blocco potevano passare oltre l’URSS e arrivare direttamente in Asia: infatti, nel 1986, Erich Honecker (ritenuto dai cinesi come “uomo nei cui occhi si possono trovare saggezza e fiducia”) fu il primo Presidente del Consiglio di Stato della DDR accolto in Cina dopo 20 anni dalla rottura; durante la visita incontrò anche Deng Xiaoping. Prima di Honecker, anche altri funzionari della SED, tra cui Hans Modrow, avevano visitato la Cina Popolare.

1989, LE CONTRORIVOLUZIONI E IL SOCCORSO SOCIALISTA.

Nel 1989 sia la Cina sia la DDR furono colpite da gravi eventi che, ancora oggi, vengono maneggiati e rivoltati dagli imperialisti americani per cercare di destabilizzare la Cina e di condannare il socialismo-comunismo. In Occidente si ritiene tuttora che le proteste del 1989, in entrambe le realtà socialiste, fossero nate per contrastare e abbattere il sistema socialista. Senza scendere nel dettaglio, si può affermare che in entrambe le proteste, era presente chi avrebbe voluto migliorare il sistema socialista senza abbatterlo e chi, invece, era eterodiretto da Washington D.C o da Berlino Ovest per smantellare il sistema socialista. [1] [2]

All’epoca dei fatti, però, mentre dall’Unione Sovietica Gorbaciov simpatizzava per i manifestanti cinesi di Piazza Tiananmen, a Berlino Est e Pechino si parlava dell’istituzione di un “asse Berlino Est-Pechino” come una contro-reazione al liberalismo sovietico sotto Gorbaciov.

La Cina di Deng Xiaoping, per evitare un crollo del sistema socialista rispose, dopo inutili tentativi di pacificazione, con la forza. Il mondo socialista rispose quasi unitariamente alle azioni del governo cinese, dando il proprio appoggio: il governo della DDR assicurò “solidarietà illimitata” alla Cina, nonostante fosse cosciente e preoccupato per i morti e i feriti tra militari e civili. Lo stesso Egon Krenz, nuovo leader della Germania Orientale, espresse così la sua opinione:

“Quando si valutano gli eventi nella Repubblica Popolare Cinese non si può dipendere dalle orribili rappresentazioni dei media della Germania Occidentale. Bisogna fare affidamento sui fatti e sulle spiegazioni della leadership del Partito e del Governo Cinese. È chiaro che le manifestazioni pacifiche degli studenti sono state sfruttate come un colpo di Stato controrivoluzionario nella Repubblica Popolare Cinese”.

La tentata destabilizzazione delle repubbliche socialiste che gli Stati Uniti e l’Occidente promossero cavalcando l’onda delle proteste (anche quelle legittime) non attecchì la Cina – che ne uscì abbastanza indenne –  ma riuscirono a sconvolgere sicuramente il sistema politico e sociale della Repubblica Democratica Tedesca. Dovuto sia all’inefficenza politica di alcuni settori del governo ma soprattutto al ruolo di “mercanti” anticomunisti che Gorbaciov e Reagan impersonavano, la DDR si ritrovò a non riuscire a gestire né le proteste (ben presto tramutatesi in una vera controrivoluzione) né la fuga a Occidente di diversi cittadini.

La soluzione arrivò dalla Repubblica Popolare Cinese. Vista la complicata situazione della perdita di forza-lavoro nella DDR, il 27 ottobre 1989, il Ministro cinese per l’Edilizia Abitativa e dello Sviluppo Urbano-Rurale Lin Hanxiong, offrì su volere del Governo Cinese “il numero di lavoratori desiderati con le qualifiche necessarie” senza volere in cambio nessun pagamento in valuta estera.

I lavoratori esteri nella DDR provenivano da moltissime realtà socialiste cui il governo tedesco-orientale aveva fornito supporto materiale e ideologico negli anni. Cuba, Mozambico, Vietnam e altri Paesi inviavano i propri cittadini nella DDR per ottenere una formazione lavorativa specializzata: qui i lavoratori stranieri, con contratti a tempo determinato, beneficiavano degli stessi diritti sociali dei cittadini autoctoni. Negli anni, la Cina aveva inviato 918 suoi cittadini nella Germania Est per lo stesso motivo.

La Cina fu pronta ad agire in qualsiasi momento e “a fare tutto il possibile per sostenere il socialismo nella DDR”, un gesto politico di fratellanza socialista non da poco. La proposta di Lin Hanxiong, analizzata in primo luogo da Egon Krenz e Willi Stoph (Presidente del Consiglio dei Ministri della DDR), fu poi recapitata al Consiglio dei Ministri e ai vertici della SED. Anche se la Repubblica Democratica Tedesca diede il suo OK già nei primissimi giorni del Novembre 1989, nulla andò in porto in quanto, solo pochi giorni dopo (il 9 Novembre 1989), il governo a guida SED della DDR fu costretto a dimettersi mentre la controrivoluzione trionfava facendo crollare il socialismo.

Un articolo di Matt C.


NOTE:
[1] https://www.qiaocollective.com/en/articles/a-note-on-the-tiananmen-protests
[2] https://medium.com/@deidesk/di-carrarmati-massacri-e-dintorni-tiananmen-509d5ec96e04

FONTI:
• (ENG) Beyond Moscow: East German-Chinese Relations during the Cold War – Zhong Zhong Chen
• (DEU) China und die DDR in den 1980er Jahren – Feinde, Schönwetterfreunde und Komplizen – Axel Berkofsky
• (ENG) Tiananmen Square, Leipzig, and the “Chinese Solution”: Revisiting the Wende from an Asian German Perspective – Qinna Shen
• (DEU) So wollte China 1989 in letzter Minute die DDR retten – Sven Felix Kellerhoff
• (ENG) Stasi State or Socialist Paradise? The German Democratic Republic and what became of it – Bruni De La Motte, John Green