Nella Cina dei primi decenni del XX secolo, il tasso di alfabetizzazione era del 20%: dei 467 milioni di cinesi, solo la classe borghese aveva la possibilità economica di frequentare le poche scuole allora esistenti.

Dopo la Rivoluzione del 1911 la Cina era divisa in due zone contrapposte: il nord e il sud. La provincia dello Hunan era spesso terreno di battaglia tra le due coalizioni di signori della guerra che controllavano le due zone.

Nel 1917 nello Hunan era in corso la guerra tra i signori della guerra del Chihli-Anhwei e quelli dello Hunan-Kwangsi. A Changsha erano spesso in vigore la legge marziale e il coprifuoco; i cittadini sconvolti dalla guerra e dalla miseria, erano contesi come forza lavoro nei grandi latifondi.

L’opera di alfabetizzazione e istruzione delle masse iniziò per mano di Mao Zedong con la costituzione della scuola Serale per i lavoratori nel 1917; così riporta il manifesto di apertura della scuola:

“Vi insegniamo a scrivere delle lettere, a far di conto, cose di cui voi avete sempre avuto bisogno. Provvediamo a questa istruzione in maniera completamente gratuita. I corsi si tengono la sera in maniera che non interferiscano col vostro lavoro. […] Amici, pensate: perché facciamo tutto questo? La ragione è una sola ed è questa: abbiamo osservato la vostra sofferenza e vogliamo che ciascuno di voi sia in grado di scrivere e far di conto.” 

L’iniziativa ebbe un enorme successo espandendosi successivamente in braccio alla presenza del PCC.

Nel sistema educativo cinese imperiale, l’istruzione più elevata consisteva nella formazione tecnica, accessibile a pochi, mentre l’istruzione primaria aveva il fine di fornire un’alfabetizzazione di livello base.

In seguito alla fervente rabbia popolare, in quel tempo vennero fondate diverse scuole pubbliche, istituti di istruzione superiore e scuole medie, contemporaneamente alla fondazione di scuole private. Le scuole pubbliche, erano le più accessibili e, allo stesso tempo, le più impregnate di burocratismo propagandistico per mano dell’imperatore: ogni mese lunare i dirigenti delle scuole avevano il compito di far omaggiare agli studenti le insegne recitanti “Lunga, lunga vita all’imperatore”, “Il Saggio, il Maestro”, omaggi che consistevano nell’inginocchiarsi tre volte e nel battere il capo a terra nove volte [1]. Nella sala centrale di ogni scuola, nel mezzo, era sospeso un grande pannello con su un’iscrizione con un editto imperiale che diceva: “Prima essere fedeli, secondo essere onesti, terzo onorare Confucio…”. Il settore studentesco pertanto era corrotto: se si volevano cercare vigore, coraggio e vivacità, essi si trovavano al di fuori degli insegnanti-burocrati e degli amministratori-burocrati.

Era importante costruire una mentalità innovativa tra gli studenti delle classi popolari, priva della propaganda di regime, ma i circoli culturali di allora non furono in grado di stabilire un centro di pensiero ben definito. Dal 1911 in poi, coloro che si impossessarono dell’istruzione non furono altro che sordidi mercanti. Le opinioni di costoro sono il risultato di una infarinatura culturale eterogenea, per cui venivano insegnati i valori antichi, non venivano in alcun modo affrontati i problemi concernenti lo studio, il centro del pensiero e la politica nazionale ed internazionale.

La fondazione dell’Associazione per il perfezionamento nello studio

Il 5 giugno 1919, Chen Jun-lin, presidente dell’Associazione provinciale per l’istruzione, inviò gli insegnanti delle diverse scuole della capitale della provincia per tenerne il battesimo. L’obiettivo dell’Associazione era improntato sull’abbandono dei pregiudizi, e la considerazione di aprirsi ai nuovi pensieri mondiali al fine ultimo di sbarazzarsi delle catene del feudalesimo e adottare il socialismo di Stato.

Sul modo in cui importare la nuova corrente di pensiero, l’Associazione si organizzò in modo da raccogliere ogni tipo di riviste e libri e darli in lettura ai propri membri. “I membri che possiedono libri e riviste sono tenuti a darli in prestito agli altri membri dell’Associazione. Donazioni di libri e riviste saranno bene accolti. Venne perfino costituita una classe di inglese per permettere ai membri dell’Associazione di impararlo allo scopo di prepararsi allo studio della cultura occidentale.”

Nelle scuole dell’Associazione si respirava un’atmosfera rivoluzionaria, gli studenti discutevano di parecchi problemi, come ad esempio la corruzione dello Stato, il modo in cui rovesciare il governo mancese, come far avanzare l’esercito e come edificare il socialismo nel paese.

In seguito l’Associazione fondò la scuola “Luminosa virtù”, il cui fine era il medesimo. Gli studenti di questa scuola godevano di grande stima presso i circoli studenteschi della capitale verso la fine del periodo di Kuang Hsu. La peculiarità degli studenti di allora era di occuparsi degli affari politici e di non temere la morte, di manifestare apertamente la propria opposizione ai funzionari e di non lasciarsi inibire dagli episodi di violenza del governo. Tuttavia, più si faceva violenta la repressione più cresceva lo spirito di lotta nello Hunan.

Poiché soltanto aristocratici e proprietari terrieri possedevano il denaro, da questo privilegio è sorta la divisione della popolazione nelle classi dei colti e degli ignoranti. Il denaro era un intermediario della vita sociale e gli aristocratici e i capitalisti che possedevano la conoscenza escogitarono vari sistemi per concentrare le risorse produttive in modo tale che i soldi affluissero progressivamente nelle mani di proprietari fondiari e padroni di fabbriche. Diversamente, le migliaia e migliaia di persone che lavoravano per loro, ricevevano occasionalmente pochi spiccioli. Gli aristocratici e i capitalisti, che possedevano conoscenza e denaro, crearono campi di addestramento per i soldati e fabbriche per produrre fucili. Con la scusa dell’“aggressione esterna” essi formarono decine di divisioni e reggimenti, centinaia di compagnie. Per di più hanno inventato il sistema della coscrizione obbligatoria. I figli dei poveri che sono entrati nell’esercito vennero costretti a sparare contro i loro stessi deboli genitori.

L’inaugurazione dell’università di autoapprendimento dello Hunan

Il passo successivo fu la fondazione della prima università pubblica: l’Università di Autoapprendimento dello Hunan. L’Università di autoapprendimento venne aperta nell’agosto 1921 a Changsha, capitale della provincia dello Hunan, sotto la direzione di Mao Zedong, segretario del Comitato provinciale del Partito Comunista Cinese, fondato soltanto un mese prima.

Il suo obiettivo principale fu quello di combinare il contenuto di una scuola moderna con il metodo di un’accademia di vecchio stampo. L’aperta critica alle accademie condannava la riduzione dell’istruzione ad una transazione economica ed i metodi di insegnamento, i quali risultavano stancanti e obsoleti: “Essi effettuano questo scambio e poi tornano a casa, dopo aver ottenuto ciascuno quello che cercava. Ma cosa rimane in questo scambio del dare e ricevere cultura? Si tratta più che altro di una transazione economica.”, recita Mao nel discorso di inaugurazione.

L’innovazione dei metodi di istruzioni dell’Università di autoapprendimento costituì un sistema nuovo, uno straordinario organismo che riprende il metodo dell’accademia di vecchio stampo combinandolo ai contenuti della scuola moderna con il proposito di rispettare la natura umana e di promuovere lo studio.

Le lezioni proseguirono dell’università popolare proseguirono anche dopo che Mao Zedong dovette lasciare lo Hunan a seguito di un mandato di cattura emesso contro di lui nell’aprile 1923. Venne occupata militarmente e soppressa dal governatore provinciale Chao Heng-ti nel novembre 1923, ma riprese le sue attività il 24 dello stesso mese in altra sede con il nome di Scuola media Hsiangkiang.

In seguito alle lunghe barbarie subite dai contadini cinesi, essi si sollevarono riunendosi in sindacati noti come “Leghe Contadine” dirette dal PCC. Esse stabilirono rapidamente la propria autorità considerata la grande adesione ricevuta, al tal punto che, in ogni distretto i signorotti locali, la piccola nobiltà e i funzionari corrotti divennero più prudenti, esentandosi dal maltrattamento diretto dei contadini.

Con il progressivo sviluppo del movimento contadino, il potere religioso venne scosso. In molte località le leghe occuparono i templi per stabilirvi le loro sedi. Esse si rivelarono tutte d’accordo nel confiscare i beni dei templi per istituire scuole contadine e coprire le spese delle leghe.

La seconda campagna di alfabetizzazione 

Nell’autunno del 1923, Mao Zedong ed i suoi compagni di partito si unirono alla seconda campagna di alfabetizzazione nel Changsha come insegnanti volontari. Questa campagna prevedeva corsi di alfabetizzazione rurale; si iscrissero a questi corsi contadini e genitori troppo impegnati dal lavoro della terra, e troppo lontani dalle scuole serali.

Vennero ideate biblioteche mobili trainate di villaggio in villaggio; venne costruita una rete radio, con ogni villaggio che forniva un “spiegatore” per chiarire le notizie; gli abitanti dei villaggi scrivevano giornali e lavagne per diffondere le ultime notizie nazionali; formarono gruppi di canto, opere teatrali di villaggio modernizzate e fiere d’arte; e, alla base dell’impresa, un programma economico coordinato di cooperative di acquisto e marketing, miglioramento agricolo e riorganizzazione dell’artigianato del villaggio. Le donne e le madri di famiglia vennero organizzate, mobilitate e istruite.

Anche questo progetto fiorì, ma venne soffocato dall’esercito giapponese e dai loro burattini della Cina settentrionale nell’invasione del 1937.

Con la creazione dell’Esercito Popolare di Liberazione nel 1927, arrivò l’istituzione di un Soviet indipendente nello Jiangxi. La riforma sociale radicale basata sulla rivoluzione fondiaria era la politica centrale, ma il Partito rivolse con determinazione l’attenzione alle scuole, alla cultura e all’alfabetizzazione.

Particolare enfasi venne posta sull’alfabetizzazione all’interno dell’esercito. Tuttavia, nel momento in cui il Soviet di Jiangxi dovette essere evacuato per la Lunga Marcia del 1934, lo sviluppo del programma dell’istruzione di massa rimase poco curato.

Rapporti all’assemblea del PCC nel 1939 affermavano che nel 1940 il numero di scuole elementari era cresciuto da 120, nel 1937, a 1.341.

Così il Partito Comunista negli anni Quaranta istituì un programma di istruzione e alfabetizzazione che si espanse gradualmente dalle zone centrali alle periferie, dove si stabilirono per l’amministrazione locale sotto la supervisione del partito e di conseguenza definirono l’alfabetizzazione in un senso più ampio: quello della mobilizzazione sociale e politica.  

Nel 1949, con la nascita della Repubblica Popolare Cinese e la fine della guerra civile, il PCC dovette affrontare un’ondata di nascite nei primi anni Cinquanta, la quale colpì le scuole inondando il sistema. Nonostante questo problema, il sistema istruttivo mantenne un successo costante in termini di dimensioni e sofisticazione. Il tasso di iscrizione alla scuola primaria era solo del 20% e il tasso di analfabetismo arrivava all’80%.

Se la forza principale dello sviluppo dell’alfabetizzazione era attraverso il sistema scolastico formale, il movimento di educazione sociale e organizzazioni nazionali come la Commissione anti-analfabetismo del 1951 e l’Associazione anti-analfabetismo del 1956, mobilitarono comitati locali attraverso organizzazioni sul posto di lavoro e residenziali, che utilizzavano le proprie finanze nell’educazione delle masse. Le campagne di alfabetizzazione rappresentano solo uno strumento, fianco a fianco con gli sforzi nell’educazione operaia-contadina, nella forma della lingua, nell’istruzione del tempo libero, nelle organizzazioni giovanili e così via.

La nascita dei caratteri cinesi semplificati

Nella seconda metà degli anni ‘50 vennero condotte indagini sui progressi dell’alfabetizzazione: di 34.000 persone che erano passate attraverso i programmi di alfabetizzazione, un terzo era già ricaduto nell’analfabetismo.

I sospetti principali ricaddero sul sistema di scrittura cinese, il quale non era alla portata di qualsiasi scolaro che volesse impararlo; non era affatto conveniente per le attività pratiche della vita di tutti i giorni. Rappresentava un’imponente barriera che richiedeva uno sforzo reale per essere superata: un ostacolo e non un aiuto per l’apprendimento. Sebbene nessuno possa conoscere il numero esatto di caratteri nella lingua cinese – poiché ne nascevano e scomparivano di continuo – la stima è approssimabile a 40.000 caratteri. Di questi, circa 7.000 venivano usati comunemente nei giornali, ed una conoscenza di 3.000 rappresentava un’alfabetizzazione degna; mentre la conoscenza di 1.500 ideogrammi fosse un buon punto di partenza. Serviva dunque una rivoluzione anche in questo campo, che permettesse ai contadini e agli studenti di apprendere velocemente la lettura e scrittura. Il PCC nel 1958 propose la riforma dei caratteri al fine di semplificarne il disegno e la lettura. La semplificazione dei caratteri ridusse il numero di tratti usati per scriverli, parallelamente alla diffusione del pinyin come mezzo per indicare la pronuncia standard; la promozione di un dialetto standard nazionale omogeneizzato, basato sul cinese settentrionale parlato, conosciuto come “Mandarino”.

La semplificazione non fu un successo immediato, tanto che nel 1964 il governo pensò ad un’ulteriore semplificazione dei caratteri. Il secondo tentativo fallì poiché i nuovi caratteri si erano ormai radicati nella vita di tutti i cinesi.

Sebbene questa riforma sia stata criticata, la semplificazione non costituì uno snaturamento delle forme tradizionali dei caratteri, ma la sua evoluzione in modo da tener passo al paese la cui economia era crescente.

L’alfabetizzazione durante e dopo le riforme economiche di Deng Xiaoping

I dati del terzo censimento dei primi anni ’80 mostrarono la presenza di 230 milioni di analfabeti su 1 miliardo di abitanti; essi erano perlopiù anziani, donne e residenti nelle aree rurali.

A livello nazionale, il tasso di iscrizione alle scuole era del 90%. I tassi di abbandono scolastico erano più alti per le donne, perché le riforme economiche portarono un maggiore compenso nel lavoro agricolo.

Nel 1986, il governo approvò una legge che rendeva l’istruzione un obbligo per almeno 9 anni; questo stimolò ulteriormente l’alfabetizzazione.

Un rapporto elogiativo all’UNESCO nel 1982 ha concluso che “gli sforzi della Cina contro l’analfabetismo sono chiaramente il più grande esperimento di istruzione di massa nella storia del mondo” e che la Cina è diventata una società quasi completamente alfabetizzata.  Infatti, in occasione della Giornata mondiale dell’alfabetizzazione 1984, il Direttore generale dell’UNESCO ha conferito il Premio Noma per l’alfabetizzazione alla contea rurale di Bazhong, Sichuan, per aver ridotto il suo tasso di analfabetismo da oltre l’80% nel 1949 a un tasso attuale inferiore al 10%.

Dal 1990 al 1997, l’analfabetismo è diminuito del 18,8% a un tasso di 4,8 milioni all’anno, oltre i 4 milioni previsti. Nel 2000, un totale di 86 milioni di analfabeti era rimasto nelle aree più arretrate della Cina.

Il governo cinese non pretendeva che i tassi di alfabetizzazione delle zone rurali corrispondano a quelli delle aree più avanzate, ma recentemente annunciato – di nuovo – la determinazione ad eliminare l’analfabetismo nella fascia di età da dodici a trenta in tutto il paese: “Dovremo mobilitare tutti i nostri sforzi e risorse per eliminare l’analfabetismo e promuovere varie forme di educazione degli adulti per quadri, lavoratori e agricoltori nelle aree urbane e rurali”.

Dagli anni 2000 ad oggi

Dal 2000 al 2005, il numero di analfabeti è sceso di 2 milioni in un anno, risollevando in tutto il decennio 46.5 milioni di cinesi dall’analfabetismo.

Alla fine del 2005, il 99% dei bambini in età scolare aveva accesso all’istruzione primaria e il tasso di analfabetismo tra i giovani adulti era sceso al 4%; la spesa per l’istruzione giunse a più di 356 miliardi di yuan (45,6 miliardi di euro), registrando un aumento del 106% rispetto all’anno precedente.

Nel 2018 il tasso di alfabetizzazione era del 96,84%. Il continuo sviluppo del sistema di istruzione portò la Cina a registrare un sempre più grande influsso di studenti stranieri: nel 2018 c’erano 492.185 studenti internazionali provenienti da 196 paesi differenti in Cina, di cui 258.122 erano iscritti a corsi di laurea, rendendo la Cina il quinto paese di destinazione principale al mondo per gli studenti in cerca di un diploma universitario e finanziando 63.041 studenti stranieri in un anno.

Questi sforzi fanno parte della spinta della Cina a modernizzare il suo sistema educativo e diventare un attore chiave nell’istruzione superiore globale. Ma l’attrattiva della Cina come destinazione va ben oltre le borse di studio, dato che non meno dell’87% degli studenti internazionali in Cina sono autofinanziati.

Studiare in Cina, oggi, offre agli studenti dei paesi in via di sviluppo l’opportunità di ottenere un’istruzione di qualità migliore rispetto a quella “domestica” a costi relativamente bassi rispetto alle destinazioni occidentali. Il paese è anche una delle principali destinazioni per l’educazione medica, un settore spesso sottosviluppato e segnato da carenze di capacità nei paesi in via di sviluppo. Ad esempio, 21.000 studenti indiani su 23.000 in Cina sono stati iscritti a programmi di medicina nel 2018. Dato questo aumento di iscrizioni, il governo cinese ha recentemente autorizzato 45 college di medicina a offrire programmi in inglese.

L’Africa è emersa come la seconda regione mondiale di studenti internazionali in Cina dopo che la Cina è diventata il più grande partner commerciale del continente e fonte di investimenti stranieri. Solo tra il 2015 e il 2018, il numero di studenti africani in Cina è aumentato del 64%.

La conclusione è che dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese ad oggi, il PCC ha ottenuto risultati incredibilmente grandi, sbarazzandosi quasi del tutto dell’analfabetismo nel proprio paese e offrendo un’istruzione degna anche a studenti stranieri.

Un articolo di A. L.