Sempre più spesso nei nostri media sentiamo parlare del Mar Cinese Meridionale e in particolare di due arcipelaghi di isole: le Spratly e le Paracelso.

Ogni volta che ne sentiamo parlare, la Repubblica Popolare Cinese viene accusata di essere un paese imperialista e di usurpare territori sovrani di altri stati, ma è davvero così?

Innanzitutto per comprendere al meglio l’attuale situazione non possiamo tralasciare unapprofondita analisi storica e antropologica della regione [1]:

Le prime registrazioni storiche degne di nota partono dal 206 A.C., quando, durante il periodo della dinastia Han, sotto l’imperatore Han Wudi, le prime popolazioni cinesi iniziarono a navigare nelle acque dell’attuale Mar Cinese Meridionale, scoprendo le isole Paracelso e Spratly.

Nello Yiwu zhi异物志 (“Trattato sulle rarità”) vi è un’annotazione che recita “A Zhanghai Qitou, le acque sono poco profonde e (le rocce, i fondali) ricche di magnetite”.

Qui Zhanghai fa riferimento al nome che i cinesi davano al Mar Meridionale, a causa delle sue frequenti alte maree.

Qitou era il nome che allora veniva dato a territori, scogliere, spiaggie e costiere di tutte le isole del Mar Cinese Meridionale, che comprendevano le isole Spratly e le isole Paracelso.

Ci spostiamo ora al periodo della dinastia Tang (618 – 907 D.C.).

 Stando a quanto redatto da Zhao Rukuo (赵汝适)  nel 1225 D.C. all’interno del Zhufan Zhi -Trattato complessivo sui popoli non-cinesi-, nel 789 D.C., il quinto anno dell’epoca Zhenyuan, la dinastia Tang pose sotto la giurisdizione di Hainan i due arcipelaghi di isole, status che proseguì ininterrotto anche durante le dinastie successive.

Questo dato rappresenta un fattore importantissimo, in quanto non solo registra l’istituzione del Governatorato a Hainan durante la dinastia Tang, ma fornisce anche una prima descrizione delle isole del Mar Cinese Meridionale.

Nel 1044, durante l’epoca Song (960 – 1279 D.C.), l’imperatore Renzong della dinastia Song settentrionale scriverà il documento Wujing zongyao (武经总要) emanando così un editto imperiale e ponendo le isole Paracelso sotto il controllo della dinastia Song del Nord; nel frattempo inviava delle navi “corazzate” per pattugliare la zona. All’interno del documento le isole Paracelso vengono definite Jiu ruluo zhou (九乳螺洲).

Durante l’epoca Yuan (1206 – 1368 D.C.), così come riportato all’interno della biografia del generale Shi Bi (史弼), all’inizio del trentesimo anno dell’epoca Zhiyuan (1293) il generale venne inviato a pattugliare le isole del Mar Cinese Meridionale guidando una fregata di oltre mille navi. Sia nel testo che descrive questo avvenimento, sia nel Daoyi Zhilue (岛夷志略) -scritto nel 1349-, è presente il termine Wanli Shitang (万里石塘), che indica le isole del Mar Cinese Meridionale, incluse le famosissime Spratly.

È il 1402 e ci troviamo nel pieno della dinastia Ming (1368 – 1644 D.C.) quando vengono finalmente completate le “Mappe integrate delle capitali delle dinastie passate” (Honil Gangni Yeokdae Gukdo Ji Do, 혼일강리역대국도지도), da parte del coreano Li Hui sulla base della mappa cinese della dinastia Yuan.

Nel Mar Cinese Meridionale vengono contrassegnati da nord-est a sud-ovest Shitang石塘, Changsha长沙 e Shitang石塘; dalla posizione segnata nella mappa si può dedurre che il primo nome si riferisce alle isole Pratas, il secondo alle Paracelso e il terzo si riferisce alle Spratly.

Tra il 1405 e il 1433 (Terzo anno dell’era Yongle fino all’ottavo anno dell’epoca Xuande) Zheng He [2] ha solcato i sette mari.

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Statua in onore di Zheng He.

Nel famoso Zhenghe Hanghai tu郑和航海图 (“Mappa dei viaggi in mare di Zheng He”), più di 500 nomi di luoghi nel Mar Cinese Meridionale sono chiaramente specificati. Di questi, circa 200 facevano parte della Cina del tempo. E le isole del Mar Cinese Meridionale sono distinte in Shitang (Isole Paracelso), Wanxing Shitangqi (Isole Spratly) e Shixing Shitang (Isole Pratas). Nel Qiongtai Waiji琼台外纪 del 1511 è riportato come i pescatori cinesi non solo usavano le isole del Mar Cinese Meridionale come base per l’industria peschereccia, ma costruivano anche case e campi sulle isole e si dedicavano alla produzione agricola.

Nel documento del 1521 (sedicesimo anno dell’epoca Zhengde) compilato da Tang Zhou e dal titolo Zhengde qiongtai zhi正德琼台志, è chiaramente sottolineato che le isole Paracelso e Spratly si trovano nel territorio della Cina, tant’è vero che nella successiva Hainan Sheng Zhijun è riportata l’organizzazione delle pattuglie navali presso le Spratly e le Paracelso.

Il Geng Lubu更路簿 è una guida di navigazione per pescatori in Cina impiegata dall’epoca delle dinastie Ming e Qing per svolgere attività di pesca e non solo. Registra la posizione sulla bussola e il numero di pescatori che navigano tra le isole e le scogliere delle isole Paracelsus e Spratly, e più di 70 nomi di luoghi comuni utilizzati dai pescatori di Hainan per indicare posti nelle isole Spratly.

Arriviamo ora alla dinastia Qing (1644 – 1911 D.C.): il testo compilato da Li Yanxiu intitolato Wan Zhouzhi万州志 (“Trattato sulle diecimila terre”) del 1678 mostra che le isole Paracelso e le isole Spratly erano sotto la giurisdizione di Wanzhou, governatorato di Qiongzhou nella provincia del Guangdong (ora contee di Wanning e Lingshui della provincia di Hainan).

 La Marina di Guangdong si occupava di perlustrare “L’oceano delle sette terre”, ovvero il braccio di mare che oggi comprende le Paracelso, come registrato nel testo del 1710-1712 (49°-51° anno dell’era Kangxi) Quanzhou Fuzhi泉州府志.

Tra il 1724 e il 1817 il governo centrale Qing ha fatto segnare tutte le isole del mar meridionale su mappe autorevoli, e su queste terre esercitavano la loro giurisdizione. Nello Haiguo wenjian lu海国闻见录 redatto nel 1730 (ottavo anno dell’era Yongzheng) da Chen Lunjiong,  Qi“气”、Shatou “沙头”indica le isole Pratas; Changsha“长沙”indica le Isole Zhongsha; Qizhouyang“七洲洋”indica le isole Paracelso; Shitang“石塘”indica le isole Spratly. Nel volume compilato da Yan Ruyu nel 1838 (Diciottesimo anno dell’era Daoguang) denominato Yang fang jiyao洋防辑要 “Riepilogo della difesa contro l’esterno”, Jiu ruluo zhou九乳螺洲 e Shuangfan shi双帆石, nomi che contrassegnano le isole Paracelso,  sono presenti chiaramente all’interno della mappa Guangdong yangtu广东洋图, e sono elencate come aree di difesa costiera della Cina.

Grazie a questo breve excursus sulla storia del Mar Cinese Meridionale, si comprende come in realtà la Cina abbia da sempre avuto un’influenza non solo nominale nell’area, ma anche, a partire dalla dinastia Tang (608 D.C.), un controllo diretto istituzionale che si intensificherà nel corso dei millenni attraverso il susseguirsi delle varie dinastie imperiali, fino ad arrivare alla dinastia Qing.

Sarà solo con la caduta della dinastia Qing e la nascita della Repubblica di Cina, e ai decenni di instabilità politica che ne susseguirono (Guerra di liberazione dai Giapponesi e le due guerre civili) che la Cina perderà (temporaneamente) la sua influenza nell’area.

È chiaro che le ragioni che spingono la Repubblica Popolare Cinese a voler assicurare la sua giurisdizione su quelle acque non siano unicamente di matrice storica, infatti il controllo di quella zona e dei suoi arcipelaghi di isole (Che a prima vista potrebbero sembrare degli “inutili” ammassi di sabbia) appare fondamentale, se diamo un occhiata alla carte marittime del Sud Est asiatico ci rendiamo conto di come tutto il traffico marittimo che attraversa questo mare sia obbligato a passare per i due arcipelaghi di isole.

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Inoltre il Mar Cinese Meridionale si collega a Sud-est con l’Oceano Indiano attraverso lo Stretto di Malacca e Singapore, a nord-est incontra il Mar Cinese Orientale, che a sua volta si collega con il Mar del Giappone attraverso lo Stretto di Corea.

Non sono poi da sottovalutare le ricchezze del fondale marittimo del Mar Cinese Meridionale, nel cui sottosuolo si nascondono vasti giacimenti di petrolio e gas naturale.[3] [4]

Tutto ciò fa del Mar Cinese Meridionale un obiettivo strategico dal punto di vista geopolitico, non solo per la Cina ma anche per le altre nazioni del sud-est asiatico e per tanti altri paesi con interessi in quest’area.

Analizzando la conformazione e la posizione dei due arcipelaghi di isole, notiamo fin da subito come sia molto difficile individuarne il paese di appartenenza. Infatti in termini geomorfologici queste isole e isolotti non emergono da una zona di fondo oceanico profondo che possa essere considerata il prolungamento naturale del territorio terrestre di un particolare Stato.

Tuttavia, così come in tante altre situazioni -si pensi ad esempio ai territori d’oltre mare della Gran Bretagna o alle isole Hawaii-, la sovranità di una nazione su un qualsiasi territorio è indipendente da eventuali legami di tipo morfologico.

Attualmente le nazioni che insieme alla Cina rivendicano la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale sono: Vietnam, Brunei e Malesia.

Ma chi è il vero vincitore di questa diatriba?

Fino al 2016 gli Stati Uniti, sfruttando la dottrina Divide et Impera, hanno mantenuto una presenza stabile nella regione e portano avanti la strategia delle “Tre catene di Isole”. [5] Nata durante la guerra fredda per isolare l’URSS e successivamente modificata e adattata al contesto cinese, questa strategia volta a confinare la Cina vede la sua applicazione nel dispiegamento di intere flotte della marina statunitense e nella creazione di basi militari nei paesi “alleati”.

Accerchiamento Statunitense della Repubblica Popolare Cinese, mappa che mostra la situazione al 2016.

Dunque, nonostante si stia parlando di una zona a migliaia di chilometri di distanza dal loro territorio nazionale, gli USA possiedono una forte presenza militare nella regione.

Questo non solo perchè il Mar Cinese Meridionale è al centro della strategia commerciale cinese della Nuova Via della Seta Marittima, ma soprattutto perché gli Stati Uniti posseggono all’interno di questa regione interessi economici per un totale di oltre un triliardo di dollari su base annua,  fatto che rende il Mar Cinese Meridionale una delle sue principali rotte commerciali. [6]

Nel 2016, poi, un arbitrato sul Mar Cinese Meridionale effettuato dal Tribunale internazionale del diritto del mare (Organo internazionale non collegato all’ONU), che dichiara alcune delle rivendicazioni cinesi illegittime, viene completamente disconosciuto dalla Repubblica Popolare Cinese.

Nonostante questo la situazione riguardo la presenza americana nella regione inizia a cambiare indebolendosi: molti stati che in precedenza erano stati solidi partner commerciali e alleati militari statunitensi iniziano a distaccarsi dall’artiglio di Washington. In particolare, nelle Filippine dopo la caduta del governo Aquino III e l’elezione del Presidente Duterte inizia un processo di avvicinamento alla Cina che porterà nel giro di pochi anni all’archiviazione della loro disputa riguardo il Mar Cinese Meridionale. [7]

Ciò rientra nella strategia Cinese di risolvere questa situazione servendosi di mezzi diplomatici: per esempio, dal 2016 la Repubblica Popolare Cinese, pur continuando a sostenere la sua sovranità sul Mar Cinese Meridionale, porta avanti una politica basata sul libero accesso al MCM e sulla mutua condivisione delle risorse che il suo fondale ha da offrire.

Per la Cina l’uso delle risorse energetiche è quasi del tutto secondario, per cui la strategia cinese si concentra sull’assicurarsi il libero accesso ad una preziosissima rotta commerciale e al contempo indebolire la strategia statunitense di accerchiamento della Repubblica Popolare Cinese.

Questa strategia negli ultimi anni sta dando i suoi frutti e sempre più paesi dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico) stanno rispondendo all’appello cinese, accantonando le divergenze e portando avanti un reciproco e pacifico sviluppo.[8]

La Nuova Via della Seta Marittima sta iniziando a dare i suoi frutti e oltre alle Filippine, sempre più stati ASEAN iniziano ad unirsi alla BRI (Acronimo inglese per Iniziativa della nuova Via della Seta), come ad esempio il Vietnam.

Le relazioni tra i paesi ASEAN e la Repubblica Popolare Cinese stanno crescendo a tal punto da considerarsi reciprocamente il principale partner commerciale.[9]

Malgrado l’indebolimento delle forze statunitensi nell’area, queste ultime continuano a rappresentare un pericolo per lo sviluppo pacifico del Mar Cinese Meridionale e delle nazioni che si affacciano su esso.

Difatti gli USA mantengono una considerevole presenza militare e attraverso le loro ingerenze nella politica interna di altre nazioni sovrane provano in tutti i modi a destabilizzare ogni tentativo di risoluzione pacifica delle dispute. [10]

Per concludere, a partire da queste considerazioni si può evincere che la questione della sovranità sul Mare Cinese Meridionale può essere risolta unicamente attraverso gli strumenti della diplomazia, del multilateralismo e del mutuo-sviluppo.

Un articolo di Jacopo Gennaro E.

Si ringrazia per le fonti storiche Francesco D.


[1] The South China Sea Organization: http://www.thesouthchinasea.org.cn/events.html

[2] Biografia di Zheng He

[3] https://www.scmp.com/news/china/society/article/3077156/china-extracts-861400-cubic-metres-natural-gas-flammable-ice

[4] A History of oil and gas exploration in the central and northern parts of the South China Sea di Jin Min Wu, South China Sea Geological Investigation Headquarters, Ministry of Geology and Mineral Resources, Guangzhou, China.

[5] https://en.wikipedia.org/wiki/Island_Chain_Strategy

[6] South China Sea Dispute by Daniyal Nasir, University of Managment and Technology

[7] https://www.scmp.com/week-asia/politics/article/3103394/south-china-sea-manila-and-beijing-agreed-shelve-dispute?utm_source=Twitter&utm_medium=Social&utm_content=article

[8] https://leftreviewonline.com/english/international/china-asean-coming-closer-south-china-sea-controversy.html

[9] http://www.xinhuanet.com/english/2020-07/14/c_139211566.htm

[10] https://leftreviewonline.com/english/international/us-makes-waves-south-china-sea.html